Rabdomanzia
e radiestesia
La radioestesia (sensibilità alle radiazioni emesse dagli oggetti)
ha antiche origini ed era praticata come metodo divinatorio da cinesi,
ebrei etruschi e romani, ma gli inizi veri e propri della rabdomanzia risalgono
al XVI secolo in Germania ed Inghilterra ed essa trova la sua prima definizione
teorica nel Trattato della bacchetta divinatoria (1693) dell'abate L. de
Vallemont.
La rabdomanzia è stata impiegata per scoprire giacimenti di minerali
o falde acquifere. Il rabdomante opera impugnando con due mani una bacchetta
di nocciolo, salice o altro materiale non resinoso a forma di Y procede
in tutti i sensi sul terreno da esplorare. I "salti" della bacchetta rivelano
dove si trova la vena ed il loro numero serve a stabilirne la profondità.
Attualmente oltre alla bacchetta si usa un pendolo a filo che viene fatto
oscillare e si analizzano le alterazioni del suo moto.
L'interpretazione di tali fenomeni, la cui realtà sembra almeno
in parte dimostrata, è ancora assai difficile; in generale si ammette
che tutte le persone abbiano in grado maggiore o minore capacità
radioestesiche e che i moti rivelatori della bacchetta costituiscano l'amplificazione
di moti impercettibili e inconsci della mano. Tale pratica viene anche
utilizzata per diagnosticare malattie. |