Free Web Hosting by Netfirms
Web Hosting by Netfirms | Free Domain Names by Netfirms

MISSIONI Camerun
                di alberto cipelli
Il signore delle acque
Ci sono regioni nel mondo dove l'acqua è più preziosa dell'oro. E il saper individuare falde e vene acquifere è un dono della Provvidenza, in grado di alleviare le sofferenze d'intere popolazioni.
Padre Umberto Paris, attualmente missionario in Camerun (è parroco a Sop), racconta come ha scoperto di avere doti di rabdomante e come ha iniziato la sua carriera di «stregone dell'acqua» sull'altopiano dell'Eritrea.
P. Umberto assistito da p. Ferruccio    Ero circondato da parecchia gente e stavo seguendo con la bacchetta una vena sotterranea per indicare esattamente dove scavare il pozzo, quando mi sentii apostrofare in perfetto inglese: "Padre, non è bello che un sacerdote religioso come te pratichi la superstizione". Mi voltai e vidi un bianco che si allontanava quasi temendo la mia risposta. Lo ignorai come lo ignoravano gli africani che mi circondavano. Essi non pensavano a superstizione, ma ad acqua potabile come realmente l'ebbero dove loro indicai.
    Come fai? Che provi? Si spiega scientificamente? Sono le domande più comuni. Non provo nulla, la bacchetta si muove da sé.
    Anch'io chiesi a padre Prospero Marobbio da Milano, che in Eritrea segnava vene d'acqua e realizzava pozzi: "Come fai?". "Oh! Prendi questa mia bacchetta e cammina in quella direzione." La bacchetta mi saltò nelle mani e chiesi: "Che succede?" "Tu sei abile. Imparerai da te." Fu la risposta e non mi diede altre istruzioni.
    Mi procurai tre libri di rabdomanzia e li divorai. Imparai che quando il magnetismo del nostro corpo incontra il magnetismo di un minerale, la bacchetta segna muovendosi in alto o in basso secondo gli individui; c'era nei libri qualche altro elemento pratico, il resto era solo filosofia. Da allora non aprii più un libro di rabdomanzia.
    "Padre, ho bisogno del tuo aiuto", mi disse un giorno un contadino. "Che posso fare per te?" "Vedi, Padre. Non piove, ma se io faccio un pozzo, posso piantare pomodori ed irrigarli." Il campo era tutto secco, ma la bacchetta segnava acqua ad otto metri di profondità. Il contadino tutto felice organizzò subito per lo scavo. "Amico - gli dissi - guarda che questa è la prima volta che segno per un pozzo ed io sono l'ultimo a credere che qui ad otto metri ci sia l'acqua". Mi accorsi infatti che ci voleva del coraggio per affermare che ad otto metri ci fosse l'acqua. Ma il contadino che pensava a mantenere la sua famiglia, scavò e mi provò che ad otto metri l'acqua fluiva abbondante.
    Presi coraggio e collaborai con qualche confratello missionario per assicurare l'acqua potabile in alcune nostre missioni.
    Venne la grande siccità del 1973-74. La regione del Wollo fu il centro della drammatica morte di ben duecentomila persone. Nessun missionario aveva mai potuto stabilirsi nella zona di Kobbo, ma proprio lì le associazioni internazionali costruirono il centro di assistenza straordinaria. I cappuccini eritrei si offrirono in volontario servizio. "Perché non abbiamo mai accolto tra noi questi frati?", dissero i capi quando videro la loro generosa prestazione. Offrirono un vasto terreno alla missione proprio dove sorgeva il centro di assistenza. Ma per avere l'acqua (anche questa sporca) era necessario percorrere cinque chilometri. Fui chiamato a far parte di una commissione per studiare la possibilità di un pozzo. Arrivammo a Kobbo, il 12 marzo 1974. C'era con me padre Rainerio Dossi e il signor Frencia (ricordo solo il cognome, era piemontese e risiedeva a Decamerè). Io e padre Rainerio usavamo la bacchetta, Frencia il pendolo. Comincia il sondaggio e segnai il punto d'acqua con l'approvazione comune. Ricominciai e segnai segretamente 50 metri di profondità. Anche padre Rainerio e Frencia segnarono la stessa quota. A 50 metri la trivella incontrò l'acqua. Con generatore e pompa ad immersione l'acqua sgorgò pura ed abbondante e colonne di donne con otri di terracotta da 20-30 litri attingevano in continuità. Per facilitare il servizio segnammo un secondo punto d'acqua e si fece un altro pozzo con un'altra pompa ad immersione. Ero felice di poter essere utile in modo così semplice.
Il Miracolo dell'acqua si è avverato!    Tutti desideravano avere la stessa abilità e chiedevano di provare con la mia bacchetta. In teoria tutti dovrebbero essere capaci di captare la reazione magnetica, ma in pratica pochi possiedono la sensibilità necessaria.
    Nella Diocesi di Bafoussam un missionario italiano, padre Munari, organizzò un gruppo con tutta l'attrezzatura per realizzare pozzi per acqua potabile. Il geometra italiano che guidava il gruppo mi venne a trovare e mi disse: "Padre, noi sappiamo fare pozzi, ma non sappiamo dove. Se vieni ad aiutarci sarebbe un grande dono per noi". Mi condussero in tutti i villaggi dove avevano programmato di scavare dei pozzi e fui felice nel constatare che tutti i punti che avevo segnato davano abbondante acqua.
    Soltanto una volta ho sbagliato. Invece dell'acqua c'era un giacimento di un minerale che, mandato ad esaminare, mi dissero che serviva per fare polvere pirica. Come l'acqua, che è un minerale, manda il suo segnale, tutti i minerali muovono la bacchetta e possono essere riconosciuti con il campione che il rabdomante tiene in mano.
    Il pozzo è un ottimo servizio per un limitato numero di persone, ma quando la popolazione è molta, il pozzo non basta più, specie se è attrezzato solo di pompa a mano. Allora diventa necessario l'acquedotto.
    Oggi tutti sanno che l'acqua dei torrenti è inquinata ed è la causa principale di tante malattie, perciò tutti i villaggi chiedono acqua potabile. Quando si tratta di questo bene prezioso cade qualsiasi barriera religiosa e tutti sono uniti: cristiani, musulmani e pagani. Il progetto li accomuna senza alcuna distinzione, perché l'acqua è sinonimo di vita.
    La missione è considerata la leva che porta non solo a Dio, ma anche solleva dalla malattia e dai bisogni più urgenti. E quale più urgente dell'acqua?
    Otto villaggi vennero quasi contemporaneamente a chiedere aiuto. Con l'altimetro passai dall'uno all'altro. La quota più bassa era 1500 metri, quella più alta 2000. "Se trovo una sorgente oltre i 2000 metri, facciamo l'acquedotto", dissi. E tutti raggianti applaudirono.
    Guardai i vari torrenti per scoprirne l'origine e, man mano che salivo, i rigagnoli mi indicavano la strada. A 2150 metri ero già prossimo alla cima della montagna. Una conca segnava lo scavo naturale fatto dalle sorgenti e scoprii l'acqua fluire tra l'erba e scendere formando un abbondante ruscello.
    Chiamai sul posto i rappresentanti degli otto villaggi ed all'unanimità decisero di iniziare lo scavo per mettere a nudo le sorgenti ed imbrigliarle per incanalare l'acqua. Duecento persone entusiaste accorsero all'appello di collaborazione. Per raggiungere e collegare gli otto villaggi necessitavano 20 chilometri di tubature. Il preventivo (solo per i tubi) era di oltre cento milioni di lire italiane. Armati solo di buona volontà essi lavorarono due giorni la settimana per l'imbrigliamento delle sorgenti. Dissi loro: "Date prova di fare quanto è in vostro potere, poi la provvidenza arriverà a completare".
Rabdomanzia e radiestesia
    La radioestesia (sensibilità alle radiazioni emesse dagli oggetti) ha antiche origini ed era praticata come metodo divinatorio da cinesi, ebrei etruschi e romani, ma gli inizi veri e propri della rabdomanzia risalgono al XVI secolo in Germania ed Inghilterra ed essa trova la sua prima definizione teorica nel Trattato della bacchetta divinatoria (1693) dell'abate L. de Vallemont.
    La rabdomanzia è stata impiegata per scoprire giacimenti di minerali o falde acquifere. Il rabdomante opera impugnando con due mani una bacchetta di nocciolo, salice o altro materiale non resinoso a forma di Y procede in tutti i sensi sul terreno da esplorare. I "salti" della bacchetta rivelano dove si trova la vena ed il loro numero serve a stabilirne la profondità. 
    Attualmente oltre alla bacchetta si usa un pendolo a filo che viene fatto oscillare e si analizzano le alterazioni del suo moto. 
    L'interpretazione di tali fenomeni, la cui realtà sembra almeno in parte dimostrata, è ancora assai difficile; in generale si ammette che tutte le persone abbiano in grado maggiore o minore capacità radioestesiche e che i moti rivelatori della bacchetta costituiscano l'amplificazione di moti impercettibili e inconsci della mano. Tale pratica viene anche utilizzata per diagnosticare malattie.

Volver a Radiestesistas del Mundo